domenica 15 gennaio 2012

Ragione e sentimento (J. Austen)

Sebbene Pride and Prejudice sia, senza dubbio alcuno, considerato il capolavoro di Jane Austen, Sense and Sensibility è, sotto alcuni aspetti, un'opera più completa e più equilibrata.
Mentre infatti nel primo romanzo il contrasto portante si risolve con il superamento dell'orgoglio e del pregiudizio contenuti nel titolo, il contrasto tra ragione e sentimento affrontato nel secondo è qualcosa di più complicato e di più intimo, e decisamente meno facile da affrontare.
Jane Austen unisce, nel narrarci la storia delle sorelle Dashwood, lo stile scoppiettante e brioso che tanto la contraddistingue ad una vena più intima, più pacata, più delicata, che deriva soprattutto dalla sua scelta di raccontarci la storia, per quanto in terza persona, dal punto di vista di Elinor Dashwood.

Sense and Sensibility è la storia di tre sorelle che la morte del padre lascia a corto di mezzi, e che l'avidità della cognata, il cui marito è unico erede della tenuta dei Dashwood, rende ospiti indesiderate nella loro stessa casa.
Sin dalle prime pagine la dicotomia espressa nel titolo prende la forma di Elinor per quanto riguarda la ragione, e di Marianne per quanto riguarda il sentimento. Si tratta tuttavia di due classificazioni fortemente riduttive: Elinor non è semplicemente "razionale", ma una creatura posata e soprattutto di buon senso, rispettosa delle convenzioni che l'educazione e la cortesia richiedono e abbastanza matura, nonostante la sua giovane età, da essere una guida non solo per le sorelle minori, ma persino per la madre, la cui sensibilità romantica ne offusca a volte il giudizio.
Marianne, a sua volta, non è semplicemente una fanciulla che si può definire con il termine "sentimento". Marianne ha la stessa sensibilità romantica della madre (della quale è la preferita), e di conseguenza è una creatura che vive con passione ogni gioia e ogni dolore, che è incapace di fingere, o di mentire, o di evitare di esprimere i propri sentimenti al mondo intero.
Il fatto che le due protagoniste siano caratterizzate fin dal titolo del romanzo (la cui prima stesura era chiamata Elinor and Marianne) non deve però far pensare che i loro due personaggi siano monocromatici. Jane Austen mette moltissima cura nel definire le loro personalità, rendendo le due sorelle personaggi estremamente consistenti e credibili. Il lavoro migliore lo fa con Elinor, ma Marianne segue un percorso parallelo (e inverso), tanto che alla fine lo squilibrio dell'una e dell'altra verso la ragione o il sentimento viene un po' mitigato dagli avvenimenti che le vedono protagoniste. Se l'autrice esprima una preferenza tra le due personalità, lascio a voi deciderlo.

Ma che romanzo sarebbe se Jane Austen non ci avesse messo un Mr Collins o una Mrs Bennet? Di certo non un romanzo di Jane Austen, tanto acuta nel sottolineare con ironia le assurdità e le ridicolezze della società in cui viveva. Così, accanto alle stupende Marianne ed Elinor, ricrea con il solito piglio ineguagliabile personaggi gretti e ridicoli, alcuni dei quali però, nonostante la mancanza di compostezza che spesso li rende fuori luogo in una società di persone beneducate, sono semplicemente spinti da un eccesso di buon cuore: molti di loro sono, perciò, personalità dalle diverse sfaccettature, non al livello delle due protagoniste, ma tali da rendere giustizia alla bravura dell'autrice senza per questo offuscare l'attenzione data alle due sorelle Dashwood.
Così, a poche pagine dall'inizio, incontriamo la madre dell'insipida Lady Middleton, la signora Jennings,
« a good-humoured, merry, fat, elderly woman, who talked a great deal, seemed very happy, and rather vulgar. She was full of jokes and laughter, and before dinner was over had said many witty things on the subject of lovers and husbands [...]. She had only two daughters, both of whom she had lived to see respectably married, and she had now therefore nothing to do but to marry all the rest of the world. »,
ovvero per i non anglofoni:
« una donna anziana, bonaria, allegra e grassa, che chiacchierava a tutto spiano e sembrava felice e contenta e piuttosto volgare. Rideva e scherzava senza posa, e prima della fine del pranzo aveva sciorinato un mondo di spiritosaggini sugli innamorati e sui mariti [...]. Aveva soltanto due figlie, le aveva rispettabilmente sposate entrambe, e non le restava altro da fare che mandare a nozze tutto il resto del mondo. » (traduzione di Beatrice Boffito Serra, BUR 2002) ;
Elizabeth Spriggs (a sinistra) e Linda Bassett nel ruolo di Mrs Jennings
rispettivamente nel film 1995 e nello sceneggiato 2008.

suo genero Sir John Middleton,
« a good-looking man about forty. His countenance was thoroughly good-humoured; and his manners were as friendly as the style of his letter. [...] He said much of his earnest desire of their [delle Dashwood] living in the most sociable terms with his family, and pressed them so cordially to dine at Barton Park till they were better settled at home that, though his entreaties were carried to a point of perseverance beyond civility, they could not give offence. »,
ovvero per i non anglofoni:
« un bell'uomo sulla quarantina. [...] L'espressione del suo viso era allegra e bonaria, e le sue maniere amichevoli come lo stile della sua lettera. Sembrava che il loro [delle Dashwood] arrivo gli facesse realmente piacere e che il loro benessere gli stesse veramente a cuore. Parlò tanto del proprio vivissimo desiderio che esse stabilissero termini di affettuosa amicizia con la sua famiglia, insisté tanto cordialmente che andassero a pranzo a Barton Park tutti i giorni finché non fossero meglio sistemate a casa loro, che le sue richieste, quantunque arrivassero a un punto tale d'insistenza da rasentare quasi l'indelicatezza, non potevano offendere. » (traduzione di Beatrice Boffito Serra, BUR 2002);
Robert Hardy (a sinistra) e Mark Williams nel ruolo di Sir John
Middleton rispettivamente nel film 1995 e nello sceneggiato 2008.

e un altro personaggio che, come scopriremo presto, costituisce uno dei fulcri della storia:
« Colonel Brandon, the friend of Sir John, seemed no more adapted by resemblance of manner to be his friend, than Lady Middleton was to be his wife, or Mrs Jennings to be Lady Middleton's mother. He was silent and grave. His appearance was not unpleasing, in spite of his being in the opinion of Marianne and Margaret an absolute old bachelor, for he was on the wrong side of five and thirty; but though his face was not handsome his countenance was sensible, and his address was particularly gentlemanlike. »
ovvero per i non anglofoni:
« il colonnello Brandon, l'amico di sir John, non sembrava, per le sue maniere, adatto ad essergli amico, come lady Middleton non sembrava adatta a essere sua moglie o la signora Jennings ad essere madre di lady Middleton. Era un uomo serio e silenzioso. Il suo aspetto, tuttavia, non era sgradevole, a dispetto dell'opinione di Marianne e di Margaret che ne facevano uno scapolone giubilato perché aveva compiuto i trentacinque; e quantunque il suo viso non fosse bello, aveva una fisionomia intelligente e modi particolarmente signorili. » (traduzione di Beatrice Boffito Serra, BUR 2002).
Alan Rickman (a sinistra) e David Morrissey nel ruolo del Colonnello
Brandon rispettivamente nel film 1995 e nello sceneggiato 2008.

Naturalmente, il lieto fine è immancabile, come lo era stato in Pride and Prejudice; ma se dovessi scegliere un'altra opera di Jane Austen a cui paragonare Sense and Sensibility, sceglierei Persuasion, l'altro romanzo in cui i personaggi sono altrettanto profondi e in cui la felicità è più intimamente sofferta e più giustamente meritata che altrove.

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